1. APERTURA MITREO E RIAPERTURA SALA LEPANTO, GARANTIREBBERO UN FLUSSO DI PERSONE  ATTIRANDO POTENZIALI CLIENTI.
  2. MANTENIMENTO-APERTURA-RIAPERTURA  DEGLI UFFICI CHE EROGANO SERVIZI ESSENZIALI: UFFICI ASL, PRONTO SOCCORSO, PUNTO ACEA FISSO APERTO TUTTI I GIORNI.
  3. ATTUAZIONE EFFETTIVA DEL PIANO DEL COLORE E CURA E RILANCIO DEL CENTRO STORICO.
  4. ATTUARE DA PIAZZA SAN BARNABA – C.SO TRIESTE – PIAZZA MATTEOTTI – C.SO VITTORIA COLONNA, UN DISCO ORARIO DI 30 MINUTI, EFFETTIVI E VERAMENTE CONTROLLATI, DA GENERARE UN RICAMBIO CONTINUO DI AUTO CHE FAVORISCA CLIENTI ED ESERCENTI, PER LE SOSTE DI MAGGIOR TEMPO CI SARà IL PARCHEGGIO MULTIPIANO CHE AVRà COSì UN SENSO.
  5. MAGGIOR CURA DELL’ARREDO URBANO E SISTEMAZIONE GENERALE DI VIE E PIAZZE, SI PENSI A QUANTO SONO TRASCURATE LA VIE DI ACCESSO AL PAESE ED ALCUNE PIAZZE. SI PENSI ALLA FONTANA DEI QUATTRO MORI ABBANDONATA A SE STESSA E “CAPOCROCE” CON LA FONTANA “TUMULATA” CON SPORCO OVUNQUE.
  6. SCUOLE: EVITARE LO SPOSTAMENTO DEL LICEO ARTISTICO ED ANZI FAVORIRE LO SVILUPO DI MARINO COME CITTA’ CHE FAVORISCA LA CULTURA.
  7. DARE UN IMMAGINE MIGLIORE ALLA CITTA’ TOGLIENDO I CASSONETTI ED ATTUANDO LA RACCOLTA PORTA A PORTA CHE CONSENTIREBBE ANCHE DI NON ALZARE LA TARSU, COSA NON TRASCURABILE IN QUESTO PERIODO DI CRISI.
  8. INOLTRE NEL CENTRO STORICO NON DEVE ESSERE AMMESSO CHE ESERCIZI COMMERCIALI DETURPINO LA CITTà NON RISPETTANDO LE REGOLE DEL “BUON GUSTO” (OCCUPANDO ABUSIVAMENTE LUOGO PUBBLICO E SPESSO NELL’INCURIA TOTALE ).

Questi sono solo alcune delle proposte che vogliamo mettere a disposizione di tutti, idee che sono semplicemente di buon senso ma che alcune, in sei anni di amministrazione Palozzi, non sono mai state attuate. Occorre buona volontà e soprattutto essere presenti, se si vuole provare ad avere una città migliore e per tutti.

MARCO COMANDINI – SEGR.IDV MARINO

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E’ passato un anno dall’promessa dell’apertura del pronto soccorso, dalla venuta della Polverini in elicottero ad inaugurare il nulla, mentre i cittadini pagano caramente i disservizi e le mancate promesse, ed è il caso di dirlo, materialmente proprio sulla loro pelle.


Sono passati mesi in attesa che si sappia quando la Polverini farà un nuovo decreto per poter aprire il pronto soccorso, e nel frattempo i marinesi che avevano un fior di ospedale devono vagare per la provincia in cerca di adeguata assistenza.
E da qualche giorno apprendiamo anche dello smantellamento della struttura in Via Costa Batocchi, con i servizi trasferiti a Ciampino, l’unico a salvarsi sarà forse il solo Consultorio, ci chiediamo allora quale sia la logica che impedisca ai cittadini marinesi che gli sia garantito degnamente il diritto alla cura, che almeno si parli chiaro.
Ci chiediamo perché dall’amministrazione non abbiamo letto un solo rigo al riguardo, dove sono quelli che tagliavano nastri? Quelli che promettevano in campagna elettorale che avrebbero garantito servizi sanitari adeguati? Non leggiamo neanche un rigo di protesta.
Prendere il 61% significa poi anche rispettare le promesse elettorali, altrimenti si chiama inganno, e la vicenda sanitaria a Marino ha tutte le caratteristiche del “grande Bluff” che oramai è stato scoperto dai marinesi, che aspettano fatti concreti, e non silenzi o bugie.

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Le proposte di IDV, opere per gli ITALIANI e non per la caste.

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Questa mattina in Via Cardinal Pizzardo, proprio davanti all’oratorio, in un edificio Enel o ex-Enel, sono caduti pezzi di intonaco che per puro caso non hanno colpito i passanti.
Ci chiediamo come possa accadere che costruzioni specie poste in luoghi particolari e di frequente passaggio si possa permettere che siano così trascurati.
Eppure in zona ci sono Assessori anche con competenze specifiche, che risiedono sul territorio.

Ci auguriamo che venga fatto al più presto uno screening di tali edifici che alle frazioni come a Marino Centro potrebbero causare delle tragedie che potrebbero essere evitate con buon senso e facendo prevenzione.

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http://atticrl.regione.lazio.it/allegati/interrogazioniScritte/Interrog%202012/691%20MARUCCIO%20ED%20ALTRI.pdf

In merito ad un articolo online apparsi su alcuni quotidiani online sembra del tutto evidente che il Consigliere del Cotral Libanori o sia male informato o stà facendo polemica strumentale.

Il gruppo regionale di IDV ha infatti sollevato tale questione, poichè si è violata, nel caso in questione,  la legge 148/2011 art.4 comma 21, che invitiamo a leggere prima di aprire bocca e dare fiato.

Quindi una palese violazione di legge, e proprio per questo IDV ha fatto un interrogazione ed un ricorso, sulla quale la Polverini e l’Assessore Lollobrigida non ancora dato una risposta nel merito, e crediamo bene che se ne guarderanno bene dal farlo.

Per IDV infatti non è un problema di persona o capacità, ma di legalità, che è cosa ben diversa, sull’operato del Presidente parlano le tre epurazioni di dirigenti fatte in questi giorni, e le decisioni prese in questi ultimi mesi,  dove avremo molto da dire ma che rimandiamo in altra discussione non essendo argomento di queste brevi note.

(link dell’interrogazione klikkando in alto)

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Siamo felici che tutti i cittadini di Marino abbiano voluto partecipare anche attivamente nel far si che non si metta la testa sotto la sabbia nella triste vicenda di Rossella Urru.

Tutti noi faremo il possibile per sensibilizzare quanti più possibile. il massimo che possiamo fare, sentitamente e con il cuore.

Alla C.A del Sindaco di Marino
Adriano Palozzi

OGGETTO: INIZIATIVA PER ROSSELLA URRU.

L’8 Marzo, grazie a l’impegno di molte associazioni e movimenti, è stato promossa un iniziativa, alla quale hanno aderito molti Comuni, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda Rossella Urru, una ragazza italiana di 29 anni, volontaria del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) che da diverso tempo lavorava nel campo profughi di Tindouf, in Algeria, per aiutare donne e bambini.
Il 22 ottobre 2011 è stata rapita insieme ai suoi colleghi spagnoli Enric Gonyalons e AinhoaFernandez.
Il sequestro è stato rivendicato dal Movimento Unito per la jiahad in Africa.
La Farnesina si è subito attivata per liberare la ragazza, ma al momento non si hanno notizie.
Nei mesi successivi i media ne hanno parlato sempre meno, fino a dimenticarsene.
Ma Rossella non può essere dimenticata.
L’idea è quella di esporre per il giorno 8 Marzo, uno striscione molto semplice, con la scritta ROSSELLA ORRU LIBERA, dal balcone o dalle finestre del Palazzo Comunale, e se possibile, mettere una nota di sensibilizzazione sul sito comunale, pertanto chiedo se tale cosa sia fattibile.
Naturalmente è un iniziativa che così concepita non è, non sarà politicizzata, ma solo di sensibilizzazione.
Penso che anche tu come me ritieni che non si possa abbandonare o dimenticare chi dà la propria vita per gli altri, pertanto certo un positivo riscontro, rimango in attesa di positive comunicazioni.

Marino 27.02.2012
Comandini
Marco

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Chiarimenti per la 167 – edilizia libera – agevolata/sovvenzionata

Come funziona normalmente:

1) Edilizia Convenzionata L.167/62 Piano di Zona (P.d.Z.):
L’iniziativa di costruire parte dal Comune, il quale individua sul suo territorio delle aree da destinare allo sviluppo urbanistico (nuovi quartieri), sociale e commerciale, rendendo con prezzi accessibili a maggior numero di persone l’acquisto di un immobile e quindi favorendo un forte sviluppo sociale e civile, oltre che economico.
L’ufficio comunale che è deputato a tutto ciò è il P.E.E.P. (Piano di Edilizia Economica e Popolare), che, una volta individuate le suddette aree, le acquisisce mediante l’esproprio per pubblica utilità.
Una volta espropriati, i terreni verranno assegnati, mediante bando di concorso, ai committenti (cooperative ed imprese) che dopo aver rimborsato al Comune gli oneri di esproprio ed urbanizzazione potranno firmare la Convenzione (che prevede oltre alla costruzione del PdZ i requisiti di acquisto e i prezzi) e ritirare il Permesso a Costruire per poter edificare i lotti assegnati. La convenzione potrebbe anche stabilire che le opere di urbanizzazione primaria saranno eseguite direttamente dalle cooperative a scomputo degli oneri di urbanizzazione.

Quando il P.d.Z. sarà edificato almeno al 60% il Comune stesso realizzerà le opere di urbanizzazione.
Il committente al termine dei lavori è tenuto a redigere un documento denominato Q.T.E. (Quadro Tecnico Economico) per ogni singolo alloggio.
Tale documento stabilisce i mq convenzionali dell’immobile realizzato con il quale si calcolerà il valore definitivo dello stesso tenendo conto del prezzo MASSIMO di cessione, uguale per ogni P.d.Z., fornito dal Comune stesso al momento della stipula notarile.

In edilizia convenzionata distinguiamo il diritto di superficie dal diritto di proprietà.
Il diritto di superficie prevede che il cliente acquista la proprietà dell’immobile per un periodo di 99 anni rinnovabili per ulteriori 99 ma non quella del terreno che rimane al comune. Salvo che il Comune si riserva la facoltà di vendere anticipatamente il terreno al cliente annullando il diritto di superficie.
Se il cliente dopo l’atto vorrà vendere l’immobile potrà farlo senza attenersi ai prezzi di cessione stabiliti dal comune fatto salvo i requisiti richiesti per coloro che riacquisteranno. (vedi requisiti).

Il diritto di proprietà prevede l’acquisto sia dell’immobile che quello del terreno.
Se il cliente dopo l’atto vorrà vendere l’immobile potrà farlo ma dovrà attenersi al prezzo di cessione stabilito dal comune aggiornato alla data di vendita. (valido solo per i primi 20 anni dal primo acquisto)

Per poter acquistare in un PdZ è necessario possedere determinati REQUISITI solitamente:
1. Non avere nessun appartamento di proprietà nel comune del PdZ;
2. Avere la residenza, oppure il domicilio lavorativo nel comune del PdZ;
3. Avere la cittadinanza italiana o comunità europea o permesso di soggiorno;

2) Edilizia libera:
I committenti (cooperative ed imprese), acquistato il terreno edificabile, presentano un progetto al Comune che prevede la realizzazione di uno o più fabbricati nel pieno rispetto dei parametri imposti dal Piano Regolatore Generale. Approvato il progetto i committenti inizieranno le opere di urbanizzazione, che giunte almeno al 60% ca. otterranno il rilascio del Permesso a costruire del fabbricato in oggetto. I prezzi degli immobili sono stabiliti dai committenti stessi tenendo conto della zona di costruzione.
Qualora la realizzazione preveda la costruzione non di singoli lotti ma di nuovi quartieri o lottizzazioni è prevista sempre una convenzione urbanistica firmata dal comune e dai committenti.

3) Edilizia Convenzionata Agevolata/Sovvenzionata
Il principio di realizzazione rispecchia fedelmente il PdZ in diritto di superficie, la differenza è che oltre al comune è presente anche la Regione o Ministero dei Lavori Pubblici con FINANZIAMENTI a fondo perduto.
In tal caso si applicano i requisiti della Legge 457/78.
Oltre ai requisiti già elencati in precedenza aggiungiamo:
1. non aver mai usufruito di contributi Regionali/Ministeriali nei ultimi 20 anni
2. limite di reddito non superiore a 41.264,00 €
3. tutti i requisiti richiesti sono estesi all’intero nucleo familiare del cliente

Chiunque fosse interessato ed avesse qualche dubbio da chiarire, burocratico, contabile o di altra natura, puo’ tranquillamente contattarci su queste pagine, ai contatti indicati o su facebook. Garantendo a tutti il rispetto della privacy.

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Vorrei parlarvi di un tema fin troppo intrigante per la nostra sensibilità, ma soprattutto allettante alle nostre orecchie per il piacevole calembour: la casta politica e la politica casta. Potreste anche andarvene, sapete e sappiamo già tutto, o crediamo di sapere tutto, da bravi nipotini di Machiavelli. Italiani che non siamo altro. La morale e il moralismo, come la bontà e il buonismo sono due cose diverse. Ma arrivare a parlare della politica casta, quando da qualche anno a questa parte il tormentone dei pamphlet e di tutti i media è proprio quello della Casta, dei suoi privilegi, delle sue paranoiche esternazioni di potenza (“arroganza” è un vocabolo troppo consumato, che sta assumendo quasi dei connotati positivi!) in un crepuscolo della morale, dei valori e della stessa forma della democrazia che in molti casi assomiglia, più che al tramonto dell’Occidente di Spengler, alla cena di Trimalcione del buon Petronio.

Intanto le parole: Casta, che significa nell’accezione comune una classe o un gruppo di persone che si considera per nascita o per condizione separato dagli altri e gode o si attribuisce speciali diritti o privilegi. Si fa derivare dallo spagnolo, significando razza pura non mescolata (ad esempio con moriscos, o giudei) e quindi “nobile” contrapposto a “plebeo”, l’hidalgo che non si sporca le mani con il lavoro versus il gaglioffo popolare o borghese che deve faticare per vivere; ma a sua volta la parola spagnola viene dal vocabolo latino castus, che vuol dire “puro, innocente, verecondo”, perché è “carente” si astiene dai piaceri del sesso non consentiti. Il latino rinvia alla radice indoeuropea KAR/S che si astiene (dai rapporti impuri con le classi sottomesse) riscontrabile nel sanscrito (la lingua sacra e arcaica dell’India) nelle parole: carya (castità) e kastha (limite, circoscrizione sociale). Dopo il fortunato libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: La casta, che nel solo 2007 ha conosciuto circa una quindicina di edizioni, di denuncia alla classe politica dirigente italiana, divenuta inamovibile, inattaccabile, dotata di schifosissimi e intollerabili privilegi e per di più amorale e impunita, con ultrasemantico riferimento all’oligarchia indù, ora ci troviamo di fronte a una serie di paradossi. La “casta” nell’accezione comune data ai politici italiani dai due giornalisti è tale perché “impura” e non perché “pura”; “intoccabile” non perché inferiore nella stratificazione sociale, ma perché talmente al di sopra delle leggi e al di là del bene e del male di nicciana memoria, che neanche la magistratura riesce (se non in casi eccezionali) a mettergli le manette addosso. Casta in quanto élite di nullafacenti operosi nel fare il male e non il bene della nazione, contrapposta al vessato cittadino, questo sì “casto”, essendo puro e ignaro, sfruttato e sottomesso.

A quel fortunato libro ne sono seguiti altri che ci hanno informato esservi in Italia altre “caste”, come quelle dei giornalisti, dei sindacalisti, dei dipendenti pubblici e perfino delle gerarchie ecclesiastiche! E se andassimo a cercare bene si potrebbero scrivere e pubblicare altri volumi su tante altre caste, come quella dei notai, dei banchieri, dei professori universitari e perfino degli amministratori di condominio! Ci sarebbe materiale non per una, ma per cento rivoluzioni francesi, russe e cinesi! E invece niente. Il libro, i libri anzi, si vendono bene, e ognuno si indigna per la casta dell’altro. Ma senza fare rivoluzioni. Basta soltanto sopportare pazientemente “la casta molesta”. Che ci volete fare? Rassegniamoci. Lo sa da sempre il cittadino “casto”: i politici sono tutti ladri, chi più chi meno. Mangiassero pure, ma almeno facessero qualcosa! E che dovrebbero fare i politici per i cittadini da loro delegati per amministrarli? Qualche opera pubblica vistosa, dare posti di lavoro, raccomandarci per trovare un posto all’ospedale, coprirci paternamente se abbiamo fatto o vogliamo fare qualche bassa marachella. Perché la legge, in fondo, è “uguale per tutti”, ma per qualcuno (parafrasando Orwell) deve essere ancora più uguale! Se qualcuno non lo conosce, si legga il bellissimo paradossale e amaro racconto di Italo Calvino, intitolato: La pecora nera. Si vedrà come in un paese dove tutti, ma proprio tutti, sono ladri, le cose filano a dovere, ma dove basta un solo stolto onesto a mettere in crisi il sistema. Dunque troppo spesso il “casto” è tale, solo perché escluso o non abbastanza vicino alla “casta” per farne parte. Se un politico afferma o dimostra che la politica è tutto un “magna magna” – per dirla con Roberto Benigni in Johnny Stecchino – questi lo fa non per incoraggiare, ma per scoraggiare i casti che volessero occuparsi della cosa pubblica. Invece se lo dice un casto cittadino vuol dire: A) che vorrebbe tanto far parte della “casta”, B) che, non potendo far parte della casta, ai suoi occhi non c’è differenza, i politici sono tutti uguali. Un atteggiamento, questo, moralmente devastante, proprio del cittadino “casto” middle class / operaio / pensionato / disoccupato che alimenta e sostiene la perpetuazione della “casta”, tale che al confronto l’Uomo qualunque di Giannini ci farebbe la figura di un “borghese grande grande”. Se questa opinione comune fosse vera (vox populi, vox dei), perché mai un cittadino onesto dovrebbe dedicarsi alla politica? L’ortodossa prece del “casto” recita: “Se quello fa politica, qualcosa ci guadagna, se no perché lo fa?” È impensabile per molti “casti” cittadini che si possa svolgere un’attività di volontariato o di pubblico servizio, senza altro recondito fine. Ma come siamo arrivati a questo sfacelo morale? Perché la maggior parte dei cittadini “casti” giustifica e comprende il via vai di veline e letterine nude avvolte dal solo tricolore, quasi fossero novelle Geri della Garisenda? Ricordate Tripoli bel suol d’amore? Una volta la cocaina era per D’Annunzio e Farinacci, oggi è un prodotto di largo consumo, da vendere non solo nelle farmacie, ma pure nei supermercati. Davvero osereste pensare che la casta non sia più o meno lo specchio di chi lo chiama a farsi rappresentare? La domanda che mi sono posto per voi è la seguente: “È sempre stato così, oppure no?”. Credo che come per i cicli economici, anche per la società e la politica ci siano alti e bassi. Il Risorgimento nazionale ci consegnò un’Italia e una classe dirigente unita al popolo da ideali e da rigore morale dimenticati da secoli, ma poi alla Terza Roma subentrò la seconda Bisanzio. La fine della Resistenza e della seconda guerra mondiale ci consegnarono una classe dirigente di prim’ordine non solo fra le file dei cattolici impegnati nel servizio della politica (De Gasperi, Fanfani, Piccioni, La Pira, Giordani…), ma poi arrivarono i professionisti della “casta” e i succedanei di questi: appellati con maliziosa simpatia: “furbetti del quartierino”.

A questo punto domando a voi: “Nasce prima l’uovo o la gallina?”. Vale a dire: è il cittadino “casto” che fa la casta, o viceversa? In ogni caso la classe politica, qualunque essa sia, ha una responsabilità più alta e più profonda, rispetto ai cittadini che rappresenta, vale a dire che non le è consentito (per rimanere con Platone) indulgere alla demagogia.

Altra domanda (e chiudo): c’è la possibilità e la speranza di restituire vita a un corpo sociale in gran parte putrefatto? E se sì, come?

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In base alla legge 148 del 2011 l’attuale sindaco di Marino non può ricoprire la carica. Maruccio: “Con il mio gruppo impugnerò l’illegittimo provvedimento di nomina”

di LAURA VIVIANI tratto da “Repubblica”

Da due mesi e mezzo Adriano Palozzi è il presidente di Cotral, ma in realtà non può ricoprire la carica. Il sindaco di Marino è stato messo al vertice della società di trasporto pubblico dalla governatrice Renata Polverini il 27 ottobre 2011. È di un mese prima la legge 148/2011, che scongiura il conflitto d’interessi nelle aziende con azionisti enti locali.

La 148 del 2011 parla chiaro: non può essere eletto presidente di una società con quote di partecipazione pubbliche chiunque abbia ricoperto, nei tre anni precedenti, il ruolo di amministratore negli stessi enti locali che sono anche azionisti della società. E Palozzi, fino al 26 novembre 2009, è stato consigliere della provincia di Roma, azionista in Cotral.

Un vero e proprio caso di ineleggibilità che sarà oggetto dell’interrogazione che il capogruppo Idv alla Pisana, Vincenzo Maruccio, presenterà oggi in consiglio regionale, all’assessore per i trasporti Francesco Lollobrigida per avere chiarimenti sulla nomina di Palozzi a presidente. “La giunta Polverini è disposta a violare norme di legge pur di garantire i potentati politici – sostiene il consigliere regionale – impugnerò l’illegittimo provvedimento di nomina di Palozzi e adotterò tutti gli strumenti giuridici necessari”.

Il gruppo dell’Idv alla Pisana sta cercando di reperire il decreto di nomina di Palozzi, dopodiché valuterà la modalità di impugnazione, una possibilità potrebbe essere l’appello al Tar. “Ci appelleremo al Tar, ma se sono scaduti i termini allora faremo un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Abbiamo l’obbligo di batterci affinché venga ripristinata la trasparenza e la legalità nella gestione dell’amministrazione regionale” conclude Maruccio.

Già un anno fa Repubblica, il 21 luglio 2010, aveva sollevato il problema, annunciando “grandi manovre nel settore trasporti, riservato agli esclusi: alla guida di Cotral spa dove dovrebbe andare il sindaco di Marino (ex An) Adriano Palozzi”. La Polverini stava collocando in posizioni strategiche gli uomini del Pdl rimasti fuori dalla liste elettorali regionali e dalla giunta, e così potrebbe essere stato nel caso di Palozzi.

kLIKKA SUL PRIMO MANIFESTO IN ALTO:



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di Marco Travaglio

Due a zero per la malapolitica contro i cittadini, cioè contro la vera Politica. Ma forse è giusto così. Quando i partiti diventano cosche e fanno amorevolmente sapere alla Corte costituzionale quel che si attendono da lei; quando giudici costituzionali usano i pizzini per anticipare le loro sentenze a qualche giornale e vedere di nascosto l’effetto che fa; quando giornali autorevoli e ispirati giustificano preventivamente l’affossamento del referendum per il Bene della Patria (cioè dei partiti-cosca); quando una speciale lupara bianca seppellisce sottoterra le firme di 1.210.466 italiani per difendere una legge elettorale che lo stesso autore ha definito “porcata”; è giusto che un politico amico della camorra si salvi per la seconda volta dall’arresto.



Così, dopo un paio di mesi di illusioni ottiche, qualcuno capirà che brutto paese continuiamo a essere. Conosciamo l’obiezione: chi se la prende con la Consulta parla come Berlusconi. Ma poteva reggere fino a due anni fa, quando si pensava che tutti e 15 i giudici costituzionali fossero il più alto presidio di legalità del Paese (e a buon diritto, visto che ci avevano salvati da una serie di leggi incostituzionali imposte da Berlusconi per piegare il Diritto ai suoi porci comodi). Ora non più: da un anno e mezzo sappiamo che nel settembre del 2009 sei di quei giudici, esattamente come han fatto la scorsa settimana, avevano anticipato il loro voto favorevole alla porcata Alfano ad alcuni faccendieri della P3, che disponevano di loro a proprio piacimento. Due di quei giudici addirittura organizzavano cene con i promotori della porcata (B., Letta e Alfano) che di lì a poco avrebbero dovuto valutare. Il capo dello Stato, assieme al Parlamento, avrebbe dovuto sollevare lo scandalo e fare in modo, in qualsiasi modo, che quei signori abbandonassero ipso facto i loro scranni. Invece tutti si voltarono dall’altra parte, lasciando intatta una Consulta ormai irrimediabilmente inquinata.
Il lodo Alfano fu respinto per un pelo, grazie agli altri nove giudici. Ma poi i partiti hanno inserito nella Corte altri loro emissari e il risultato s’è visto ieri con il No ai due quesiti referendari. Quesiti che oltre cento fra i maggiori costituzionalisti italiani, compresi tre ex presidenti della Consulta, giudicavano legittimi, e nessuno, dicesi nessuno, aveva obiettato nulla in punto di diritto.
Gli unici “giuristi” di diverso parere, guarda caso, sono quelli della Corte (o la maggioranza di essi). Ora i partiti-cosca si fregano le mani, perché potranno nominarsi anche il prossimo Parlamento. Ma la loro è una gioia miope e passeggera: vedranno presto che cosa significa consacrare il Porcellum, la norma più impopolare dai tempi delle leggi razziali. E, se non lo vedranno, provvederanno gli elettori a farglielo vedere. Quella che lorsignori sordi e ciechi chiamano “antipolitica” esploderà alle stelle, compattando in un solo blocco chi è convinto che non esistano più vie democratiche per risanare la malapolitica e chi più semplicemente pensa che ormai tanto vale fare a meno del Parlamento e delle elezioni, lasciando per sempre al governo un gruppo di “tecnici” che nessuno ha mai eletto. Dio acceca chi vuole perdere.

Da Il Fatto Quotidiano

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Il Sindaco chiarisca se ne trova il tempo due vicende una vecchia e l’altra di cronaca recente, visto che i diretti interessati sollecitati non lo hanno ancora fatto.

Chiediamo infatti per quale motivo la Sala Lepanto debba essere ancora chiusa oramai da anni, cosè che ostacola l’apertura del “Museo del Cinema”, ce ne spieghi i dettagli di lavori iniziati e mai terminati e di cartelli dei lavori spariti.

Ed inoltre la vicenda del “Marino Jazz Festival” e riportando fedelmente uno dei molti quotidiani che hanno trattato l’argomento:

“Per questa importante manifestazione, come spiegano gli organizzatori, l’assessore alla cultura del comune di Marino Otello Bocci aveva firmato una comunicazione ufficiale in cui l’amministrazione comunale si impegnava a partecipare alle spese organizzative dell’evento con la somma di 5 mila euro, fondi che però non sono mai arrivati per alcune irregolarità amministrative come messo in evidenza dagli uffici comunali competenti”.

Chiediamo quindi al Sindaco di spiegare dov’è l’errore, e se c’è stato da parte di chi, e quali rimedi siano stati presi perché cio’ non accada più garantendo ad ogni altra Associazione che si impegna nel territorio una certezza degli impegni presi.

Anche perché l’organizzatore Ivan Galea, con la suo ottimo evento, così come i cittadini meritano una risposta pubblica e chiara.

Marco Comandini


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Oggi a Marino centro nella storica zona “de u Castellettu” è stata inaugurata la sede di Rifondazione CoRomana Paolini Segretaria di Rif.Com.munista, al quale va il nostro più sentito augurio di buon lavoro e che sottolinea l’impegno e lo sforzo del partito locale ad essere presente e vicino ai bisogni dei cittadini.
Presentato anche il direttivo, ed illustrato un giornalino che avrà cadenza bimensile “il quinto moro”

(Nella foto Romana Paolini Segr. Rif.Com.)

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Dopo la sentenza del Tar del 4 Gennaio che ha sancito la non apertura del Pronto Soccorso di Marino, dovuto ad un “illogicità” del decreto 80 della Polverini. Cosa questa purtroppo già anticipata proprio dai nostri rappresentanti nell’incontro pubblico del 26 Novembre scorso e più volte detta pubblicamente in interviste e manifesti dal segretario del partito.

Ora non rimane che chiedere al Sindaco, di onorare la sua promessa pubblica e di far fare alla Polverini, la sua amica, un nuovo decreto, questa volta esatto nella forma e nei contenuti,  in modo che si ponga fine a questa squallida e triste vicenda che colpisce purtroppo sempre i cittadini marinesi bisognosi di cure.

Evitando se possibile di risparmiarci e risparmiare ai cittadini, “becere” scuse e di comunicare la sola data di apertura. Ma che questa volta si dia una scadenza definitiva e non soggetta ad “errori”!


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“Esprimo soddisfazione per l’accordo governo regioni, finalizzato a destinare quelle risorse necessarie per il servizio di Trasporto Pubblico  Locale”

Lo dichiara il consigliere regionale IDV Giovanni Loreto Colagrossi.

“Non posso però non esprimere preoccupazione perché tale accordo mette al riparo, al momento, soltanto il trasporto su ferro. Vorrei ricordare al Presidente Polverini che urge un intervento anche sul trasporto su gomma: le risorse per Atac e Cotral sono ormai insufficienti per garantire un servizio dignitoso all’utenza. Occorre fare presto – conclude Colagrossi – la qualità della vita di pendolari e lavoratori del settore degrada ogni giorno di più, assieme ai bilanci delle aziende. Quanto può durare ancora questa situazione?”

Parole fin troppo evidenti anche a Marino dove il Cotral non supplisce alle carenze di Trenitalia, garantendo insufficienti servizi sia su gomma che su rotaia, ch emettono i pendolari marinesi in grave e duraturo disagio.

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